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Team Equa - Mirko Sannella, dall'amputazione sogna le Paralimpiadi

"Grazie all’associazione Art4sport ho trovato la mia strada nell’handbike. E pensare che non sono mai stato uno sportivo"

Alberto Francescut


LA STORIA- Undici anni di calvario. Dopodiché la decisione liberatoria: via una gamba per iniziare a volare. Mirko Sannella ha perfino sfidato un tabù: "In Italia si tende a evitare l'amputazione. Quando al medico, il professor Donati del Rizzoli di Bologna, ho manifestato questa mia volontà, mi ha subito risposto: "E' la cosa migliore, altrimenti l'arto potrebbe durare solo qualche mese". Sembrava sollevato, non era toccato a lui l'onere di decidere e comunicarmelo". Ci ha pensato il 29enne di Lissone (Monza) a togliergli l'impiccio e a togliersi la gamba sinistra difettata. "Ruotava su se stessa: dovevo controllare ogni minimo movimento, anche il più banale, con la massima attenzione. Persino appoggiare un piede su un gradino era un incubo. Ora almeno posso cadere senza problemi". Appunto, una liberazione. Il crocevia verso una nuova vita, iniziata tre settimane dopo l'intervento decisivo: "Volevo ripartire subito dallo sport, così in internet ho cercato l'associazione di Bebe Vio che però segue i ragazzi fino ai 20 anni. Art4sport Onlus mi ha indirizzato al Cip Lombardia, da lì è nato dapprima il contatto con Paolo Cecchetto, quindi con Ercole Spada, presidente del Team Equa di Pavia che mi ha subito messo su un'handbike: fin dal primo momento ho sentito quel senso di libertà che cercavo da tempo". Una profezia alla Henry Ford: "Quando tutto sembra essere contro, ricorda che l'aereo decolla contro vento". Tant'è che Mirko vuole volare alto: "Sogno di vincere qualcosa di importante e di partecipare alle Paralimpiadi. Parlarne all'inizio è facile, ci vogliono impegno e voglia: le ho entrambe, vediamo cosa riserva il futuro".


TUTTO PASSA- S'ispira a sé stesso, forte di quel "Tutto passa" che gli scorre da sempre nel DNA: "E' il mio motto". Lo sente talmente tanto che se l'è tatuato (nelle foto): sul braccio sinistro è riportata la scritta Tutto, sul destro Passa. Ognuno raffigura un omino che fatica a tenere il "peso" della data: 16/09/2008 è il primo giorno di chemioterapia, 27/06/2009 l'ultimo. Le lettere alfa e omega, invece, significano l'inizio e la fine". Appunto, tutto passa: "Sono convinto che la buona volontà fa risolvere ogni cosa". A proposito di volontà che non ha barriere, Sannella cita Zanardi: "Trasmette un sacco di forza e conforto". Mirko parte da qui per sistemare alcuni tasselli della sua vita extra sportiva: "Ercole mi sta aiutando molto anche con l'abitazione e il lavoro, non so come ringraziarlo. Grazie anche a Nicola e Silvana, titolari del Bar Dante di Lissone dove si è creata una famiglia". Poi sale sulla sua handbike - "In attesa della nuova" - e si allena a tutta: "Esco sei giorni su sette, devo migliorare forza e resistenza". Il maestro di riferimento è una delle punte di diamante del Team Equa, l'oro ai Giochi paralimpici di Rio 2016 Paolo Cecchetto: "Appena l'ho sentito mi ha preparato subito un programma di allenamento. Dispiace chiaramente che tutto sia fermo e mi auguro che questa situazione finisca al più presto, ma non nascondo che l'assenza di gare mi può favorire perché così ho più tempo per prepararmi in vista degli appuntamenti ufficiali". E pensare che prima d'ora non aveva mai praticato sport: "Questo è il mio primo approccio. L'attività sportiva è un aiuto per tutti, una palestra di vita a prescindere dalla condizione di ognuno. Io, poi, ho una disabilità ma mi sento senza".


IL CALVARIO- Tutto ha origine nel 2008 con la diagnosi di tumore, nella fattispecie osteosarcoma, a ginocchio e tibia sinistri. "Al Gaetano Pini di Milano ho subìto due interventi chirurgici di ricostruzione della gamba attraverso una protesi interna dalla tibia alla caviglia: nel 2008 e, dopo che si era spezzata, nel 2019 per provare a ricostruirla. Un tentativo, quest'ultimo, non riuscito: l'osso della tibia era ormai consumato, la gamba si piegava solo a 50 gradi e ruotava su sé stessa. La terza e ultima operazione quest'anno, ad aprile, al Rizzoli a Bologna". Racconta l'amico Nicola Galliani: "Ricordo un giorno a Milano con Mirko, risalire dalla metropolitana è stato un calvario: 15 minuti per salire due rampe di scale. In quell'occasione ho conosciuto un mondo che tanti "normali" purtroppo non sanno nemmeno esista. Finché Mirko ha deciso di farsi togliere l'arto, dimostrando un grande coraggio". Ha atteso da agosto ad aprile di quest'anno per l'amputazione: "Ora sono un disarticolato del ginocchio, ma l'ultimo pezzo di femore ce l'ho. Quando mi sono risvegliato senza l'arto è come se fossi rinato: non mi ha creato alcun disagio, da subito ho cercato di fare la vita "normale", ad esempio andando subito in bagno da solo". Della serie, la disabilità non è un limite, quello si trova nella nostra testa. Così Sannella è pronto a volare







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